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L'opposizione sociale ai tempi del Governo Carioca
E' evidente che termini come destra e sinistra hanno rispetto a ciò che ci interessa un significato assolutamente vago, visto che indicano entrambi costellazioni di posizioni politiche e di interessi assolutamente disomogenei, basta pensare al fatto che la destra può essere nazionalista o liberista e altrettanto si può dire della sinistra.
Cosciente che questa scelta non gode di ampi consensi, ritengo che valga la pena di parlare di una precisa corrente politica e cioè del fascismo. [...]
Primavera 2016: un movimento inatteso
Wildcat 100, estate 2016
Un clima sociale in fase di riscaldamento
Fin dall’inizio dell’anno, in seguito all’annuncio del progetto di riforma del codice del lavoro (detta legge El-Khomri o “legge sul lavoro”), la cui presentazione in consiglio dei ministri è prevista per il 9 marzo, prendono corpo le prime manifestazioni indette dai sindacati. Se la CFDT (seguita da CFTC, UNSA e CFE-CGC, che modificherà in seguito la sua posizione) si dichiara soddisfatta per le prime piccole modifiche rapidamente introdotte nel progetto, l’intersindacale CGT-FO-Solidaires-FSU-UNEF-Fidl-UNL esprime la propria opposizione. Essa sarà seguita in molte occasioni dalla UEC e dalle diverse componenti del Front de Gauche, alcuni collettivi di studenti e liceali, tra cui il Mili, ma anche il DAL, la LDH (in particolare contro le violenze poliziesche e lo stato d’emergenza), il Gisti e le associazioni di sostegno ai migranti…. [...]
Classe operaia globale
Wildcat 98, estate 2015
Il concetto di “classe” è nuovamente divenuto popolare. Dopo la più recente crisi economica globale, anche i giornali borghesi hanno cominciato a porsi la domanda: “Dopo tutto, forse che Marx non avesse ragione?”. “Il Capitale nel XXI secolo” di Thomas Piketty è stato nella lista dei bestseller degli ultimi due anni – un libro che descrive in modo dettagliato e puntuale come storicamente il processo capitalistico di accumulazione abbia sortito il risultato di una concentrazione di ricchezza nelle mani di una stretta minoranza di possessori di capitali. Per di più, nelle democrazie occidentali le notevoli diseguaglianze hanno provocato un accentuato timore di rivolte sociali. Negli ultimi anni, questo spettro ha ossessionato il mondo – dai disordini di Atene, Londra, Baltimora, fino alle rivolte in Nord Africa, a volte con la cancellazione di governi statali. Come di consueto, in questi tempi di agitazione, mentre una fazione dei detentori del potere invoca la repressione armata, l’altra solleva la “questione sociale”, che si suppone dovrebbe essere risolta attraverso riforme o politiche redistributive. [...]
Crisi del lavoro autonomo in Italia
Tre giorni di rivolta a Torino
Wildcat 97, inverno 2014/2015
La discussione intorno alla »rivolta dei Forconi« ha prodotto risultati interessanti ma ha anche mostrato tutti i limiti dell'ideologia nel giudicare movimenti reali. Quello che è mancato è stato un metodo di indagine sui fatti effettivi e sulle forze sociali profonde che sono entrate in campo. Così troppi interventi non hanno differenziato tra l'elemento sociale e l'elemento politico entrati in gioco nei giorni di eventi che, nella sola Torino, hanno preso la caratteristica di una vera e proprio rivolta. Sul livello nazionale la mobilitazione è sostanzialmente fallita; avrebbe dovuto coinvolgere autotrasportatori, contadini e produttori alimentari soprattutto, ma non solo, del Centro Sud e categorie appartenenti al lavoro autonomo diffuso, alle media e piccola imprenditoria, al popolo delle partite IVA. Ma al di fuori di Torino abbiamo solo qualche blocco di camionisti e qualche manifestazione popolata soprattutto da membri dell'Estrema Destra. [...]
Vivere nella crisi: lotte sociali in Italia
Wildcat 96, primavera 2014
In Italia, nel corso degli anni sessanta e settanta, parallelamente alle lotte che avevano come epicentro la fabbrica fordista, si sviluppò, nei quartieri popolari delle città, un ciclo di lotte sociali attorno alla rivendicazione di case e accesso a servizi essenziali come elettricità e riscaldamento. Nello scenario delle poderose migrazioni interne, le città industriali del nord, le cui fabbriche aprivano i cancelli a nuovi assunti provenienti dal Sud del Paese, subivano profonde mutazioni urbanistiche, con la costruzione di interi nuovi quartieri residenziali periferici. Non era raro che operai di recente immigrazione dormissero nelle stazioni ferroviarie o si assiepassero in piccole stanze pagando affitti esorbitanti a piccoli o grandi speculatori immobiliari. [...]
Dieci tesi contro la richiesta di un reddito minimo
Visto dall'Italia un reddito minimo come quello della Hartz IV può apparire attraente; però in Germania ha aiutato ad abassare sia il reddito dei disoccupati sia i salari. [...]
Quando migrano le lotte:
lo sciopero nella fabbrica verde di Nardò (Lecce)
Paola Rudan, Devi Sacchetto
Sciopero ora! È la parola d’ordine che risuona da sabato nella masseria Boncuri di Nardò, a pochi chilometri da Lecce. A gridarla da un megafono sono lavoratori africani giunti da varie parti d’Italia per la raccolta. Chiusa in fretta quella delle angurie, con il 60% del raccolto lasciato a marcire nei campi – complici le importazioni a prezzi stracciati da Grecia e Turchia – i migranti si sono riversati sui pomodori. Anche per questo il salario imposto dai caporali, tutti a loro volta africani, è ancora più basso dell’anno scorso: 3,5 euro per cassone di 100 chili per i pomodori grandi, 7 euro per il ciliegino. Sabato mattina, quando a questo si è aggiunta la richiesta di selezionare il prodotto sui campi prima di infilarlo nei cassoni, è partita spontanea la protesta. [...]
Lotte sociali in Italia:
Wildcat 89, primavera 2011
L'Italia, come altri paesi d'Europa e non solo (si pensi ai recenti scontri nel nordafrica), da qualche mese a questa parte è teatro di lotte sociali a cui non si assisteva da tempo, sia per numeri che per intensità.
Già due anni fa il movimento studentesco dell' »Onda Anomala« aveva coinvolto migliaia di studenti universitari contro l'ennesimo episodio di disinvestimento nei confronti dell'Università pubblica (i famigerati tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario presenti nel documento di programmazione economico-finanziaria estivo). Esso si unì alle più generali mobilitazioni del mondo della formazione che vedevano coinvolti studenti medi e insegnanti della scuola primaria e secondaria contro le riforme della scuola del Ministro Gelmini.
Esso però, non riuscendo ad intercettare un più generale malcontento della società (anche quello antigovernativo della sinistra »legalista«, nella veste del quotidiano La Repubblica, accompagnò solo i primi passi del movimento), rimase sostanzialmente isolato fino a spegnersi inesorabilmente con il calo fisiologico post-autunnale, ottenendo poco o nulla. [continua]
Paolo Giussani
Il vestito nuovo del capitalismo
(Aprile 2009)
Wildcat 84, estate 2009
Se il buon giorno si vede dal mattino ci attendono senz'altro grandi cose. Già ora dal confronto con la grande depressione degli anni '30, la crisi in atto appare piuttosto promettente: nell'ultimo trimestre del 2008 il Pil americano è diminuito del 6.2 per cento su base annua, quello giapponese del 13.3 per cento, e quello dell'Unione Europea del 3.2 per cento. Considerando che nello medesimo periodo le spese reali per consumo negli Usa sono calate del 4.3 per cento e le spese reali del governo federale sono invece aumentate del 6.7 per cento, la riduzione negli investimenti reali in capitale fisso – per i quali non esistono ancora stime – deve essere stata superiore al 40 per cento. Una performance davvero notevole, se si pensa che nei primi tre mesi della grande depressione il calo del Pil americano fu del 5.5 per cento, meno forte di quello attuale malgrado il contributo anticiclico relativamente piccolo offerto dall'incremento delle spese federali (+4.2 per cento) e il relativamente grosso apporto prociclico del calo degli investimenti (-35.2 per cento). [1] Nonostante le diffuse speranze, non si è però ancora in grado di offrire ai supporters della depressione incipiente la certezza della conquista del titolo di maggiore crisi della storia con la vittoria nel grande match che si gioca contro gli anni '30; si può tuttavia essere già certi di avere incamerato il secondo posto di sempre poiché i primi dati garantiscono ormai del trionfo su tutte le crisi – robetta di poco conto – del dopoguerra, e specialmente sulle spocchiose crisi degli anni '70 e '80, che finora si ritenevano chissà che cosa.